Dr. Batarfi Shares Letters From Two Non-Saudi Mothers Of Abandoned Saudi Children (Italian Translation)

photocreditsaudigazette

The FHWS newsletter for 14 November – 16 December 2012 has been sent out. Sign up form to receive newsletter is located here. Tara Umm Omar

Our Abandoned Children: Mother Of Sami
Dr. Khaled M. Batarfi
Saudi Gazette
11 December 2012

TWO letters from abandoned foreign mothers with Saudi children, broke my heart this week. One mother is stuck with her son between her home country in South America and his birthplace in the United States, and the other is a divorcee, living with her autistic children here, among us. All they ask for is basic support for their children. I haven’t heard from their exes and the agencies they called on for justice, and I hope to hear soon. In the meantime, the least we can do is investigate their claims.

Here is a summary of their letters, starting with the one from Riyadh:

“I have been doing some thinking regarding Faisal who was the only person who responded to your articles with an offer to help, but not to me! Could it be that he is not a genuine person? This might sound like I am paranoid, but I can assure you that much stranger things have happened to us over the years in our quest for support.

“One example, when my children were younger (they are now teenagers), I requested a meeting with Dr. Ali Al-Namlah, Minister of Labor and Social Affairs at the time. DURING THE MEETING HE DID SAY THAT HE WAS UNDER THE IMPRESSION THAT MY EX-HUSBAND WAS CLAIMING MONEY FOR THE CHILDREN. Excuse the capital letters!

“As soon as I returned home I received a telephone call from his secretary, who I had seen at the meeting. In a nice way, he explained that he was a friend of my ex-husband, and then he asked me to translate some English idioms for him. There were about eight idioms, and every single idiom held a veiled threat to me. The other stuff that I could reveal about what has happened to us is horrible!

“Strange that an innocent woman alone with two children could be treated in such a way, when I am really a very respectable woman and a devoted mother who has no life of my own and has done nothing except demand a divorce from a Saudi and remain in the Kingdom because that is where my two autistic children were desperate to remain.”

The second email came from Central America: “My name is Maria, a Guatemalan student in the US, and the mother of Sami, the son of a Saudi student, from a prominent family. I met Suleiman in Minneapolis, Minnesota at the University of Minnesota. The relationship was great until I got pregnant in 2011. At the beginning, he asked me to have an abortion but I refused and left home. We are Muslims and this is prohibited in Islam. Besides, I do want my baby.

“A week later he asked me back, because he couldn’t live without me. Four months later he returned to Saudi Arabia, for Eid, but never returned home, except in December 2011, while I was in Texas with my aunt trying to survive. While he was studying at Roger Williams University in Bristol, Rhode Island, he kept contacting me, especially when the Saudi Cultural Mission called him regarding the issue of his son. When he denied that the child was his son, they just took his side.

“Suddenly, he decided to register Sami under his name and signed the acknowledgement of Paternity by the Attorney General of Texas. But in June 2012 he left for Saudi Arabia and decided to cut me off. I contacted his father through the Jordanian imam of our mosque. He showed sympathy but later told me the case was taken up by a lawyer in the Saudi Embassy because his son assured him that I am a blackmailer.

“Sure enough, I have been mailing the family, and the Ministry of Foreign Affairs for over a year to get financial help for their son but they have just ignored me. Is that blackmailing in your culture? Right now I am stuck with my son in my home country, Guatemala, because Suleiman does not want to sign a travel permission for Sami. When I asked why, he rudely replied ‘You lost your freedom when you allowed me to sign Sami’s papers, and I will never do anything to please you!’ He probably thought that I am less trouble away from the States.

“I reported all that to his father, and that I am willing to undergo a DNA test to prove he is Sami’s biological father, but his dad refused to even listen. I don’t believe Suleiman or his family have the right to treat us like beggars and make my son’s life a mess just because Suleiman doesn’t want to take responsibility. I strongly believe that they cannot hide and deny Sami forever, and even if they do so, they will have to give an account to Allah on the Day of Judgment. So if someone is willing to help with my case I would appreciate it. All I want now is my son’s custody, not financial support.”

— Dr. Khaled Batarfi is a Saudi writer based in Jeddah. He can be reached at: Kbatarfi@gmail.com . Follow him on Twitter: @Kbatarfi

_____BEGIN ITALIAN TRANSLATION_____

I Nostri Figli Abbandonati: La Madre Di Sami
Dott. Khaled M. Batarfi
Saudi Gazette
11 Dicembre 2012
Traduzione Italiana di A.P.

Due lettere da parte di madri straniere abbandonate con figli sauditi mi hanno spezzato il cuore questa settimana. Una madre è bloccata con suo figlio tra il suo paese in Sudamerica e il posto in cui il bambino è nato negli Stati Uniti, e l’altra è una divorziata
che vive qui tra noi con i suoi figli autistici. Tutto ciò che chiedono è un aiuto per sopravvivere per i loro figli. Non ho notizie né dai loro ex né dalle agenzie cui si sono rivolte per avere giustizia, e spero di avere presto notizie. Frattanto, il minimo che possiamo fare è indagare in merito alle loro richieste.

Segue un riassunto delle loro lettere, cominiciando con quella da Riyadh:

“Ho pensato a Faisal, che è stato l’unica persona che ha risposto ai tuoi articoli con un’offerta di aiuto, ma non a me! Può essere che non sia un persona sincera? Potrei suonare paranoica, ma ti posso assicurare negli anni, andando in cerca di aiuto, ci sono successe le cose più strane.

“Un esempio. Quando i miei figli erano più piccoli (adesso sono adolescenti), ho chiesto un incontro con il dott. Ali Al-Namlah, all’epoca Ministro del Lavoro e degli Affari Sociali. DURANTE L’INCONTRO LUI HA DETTO DI AVERE L’IMPRESSIONE CHE IL MIO EX-MARITO PRETENDESSE DENARO PER I FIGLI. Scusa le lettere maiuscole!

“Non appena sono tornata a casa, ho ricevuto una telefonata dal suo segretario, che avevo visto all’incontro. Gentilmente mi ha spiegato di essere amico del mio ex-marito, e poi mi ha chiesto di tradurgli alcune espressioni idiomatiche inglesi. C’erano circa otto
espressioni idiomatiche, e ognuna conteneva una velata minaccia nei miei confronti. Altre cose che potrei rivelare in merito a cosa ci è successo sono orribili!

“Strano che una donna innocente sola con due figli possa ricevere un simile trattamento, quando io sono una donna molto rispettabile e una madre devota che non ha una vita propria e non ha fatto niente altro che chiedere il divorzio da un saudita e di rimanere nel Regno perchè è qui che i miei due figli autistici volevano disperatamente rimanere”.

La seconda email è arrivata dal Centroamerica: “Mi chiamo Maria, sono una studentessa guatemalteca negli USA e la madre di Sami, figlio di uno studente saudita proveniente da una famiglia in vista. Ho incontrato Suleiman a Minneapolis, nel Minnesota, all’Università del Minnesota. La relazione è andata alla grande fino a quando sono rimasta incinta nel 2011. All’inizio lui mi ha chiesto di abortire, ma io mi sono rifiutata e me ne sono andata di casa. Siamo musulmani e questo è proibito nell’Islam. Inoltre, io desidero il mio bambino.

“Una settimana dopo mi ha chiesto di ritornare, perchè non poteva vivere senza di me. Quattro mesi dopo è ritornato in Arabia Saudita per l’Eid, ma non è mai tornato a casa, tranne a dicembre 2011, mentre io ero in Texas con mia zia tentando di sopravvivere.
Mentre studiava alla Roger Williams University di Bristol, nel Rhode Island, si è tenuto in contatto con me, specialmente quando la Missione Culturale Saudita lo ha chiamato per la questione del figlio. Quando lui ha negato che il bambino fosse suo figlio, hanno
semplicemente preso le sue parti.

“Improvvisamente, ha deciso di registrare Sami con il suo nome e ha firmato il riconoscimento di paternità presso il Procuratore Generale del Texas. Ma nel giugno 2012 è partito per l’Arabia Saudita e ha deciso di tagliare i contatti con me. Ho contattato suo padre tramite l’imam giordano della nostra moschea. Lui ha mostrato comprensione ma poi mi ha detto che il caso era stato affidato ad un avvocato dell’ambasciata saudita perchè suo figlio gli aveva assicurato che io sono una ricattatrice.

“Certo, è da oltre un anno che mando email alla famiglia e al Ministero degli Esteri per ottenere un aiuto finanziario per il loro figlio, ma mi hanno solo ignorata. Questo nella vostra cultura è ricattare? Adesso sono bloccata con mio figlio nel mio paese, il Guatemala, perchè Suleiman non vuole firmare un permesso di viaggio per Sami. Quando gli ho chiesto perchè, sgarbatamente mi ha risposto ‘Hai perso la tua libertà quando mi hai concesso di firmare i documenti di Sami, e non farò mai niente per farti piacere!’. Probabilmente pensa che io disturbi di meno se sono lontana dagli USA.

“Ho riferito tutto a suo padre, anche che io sono disposta a sottopormi al test del DNA per provare che lui è il padre biologico di Sami, ma suo padre si è persino rifiutato di ascoltarmi. Credo che né Suleiman né suo padre abbiano il diritto di trattarci come accattoni e trasformare in un caos la vita di mio figlio solo perchè Suleiman non vuole assumersi le sue responsabilità. Credo fermamente che non possano nascondere e rinnegare Sami per sempre, e anche se lo facessero dovranno renderne conto a Dio nel Giorno del Giudizio. Perciò se qualcuno è disposto ad aiutarmi lo apprezzerei. Tutto ciò che voglio adesso è la custodia di mio figlio, non aiuti economici”.

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Published by

Tara Umm Omar

American married to a Saudi.

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